Le opere di Street Art sono stranianti. La prima impressione è di giocosa ironia ma, appena superiamo la bellezza superficiale dell’immagine, veniamo spesso investiti da contenuti drammatici, da critiche talvolta feroci scagliate contro il sistema politico, economico e sociale del nostro tempo. Critiche che abbiamo cercato di analizzare attraverso i quattro temi della mostra, ovvero: ribellione, pacifismo, consumismo e lotta antisistema.
Gli street artist non dipingono esclusivamente nelle strade e non si limitano a riprodurre le proprie opere con serigrafie in edizione limitata. Essi utilizzano con consapevolezza i social, e in particolare Instagram, come potente veicolo per far circolare le loro idee e le loro immagini. La Street Art può così vivere nelle strade, essere esposta nelle gallerie d’arte e nei musei ed arrivare ad un pubblico sconfinato direttamente online.
L’arte urbana è nata prima e continuerà ad esistere a prescindere da Banksy. Ma non vi è alcun dubbio sul fatto che l’artista di Bristol ha portato questa espressione artistica ad un livello di notorietà impensabile. Tanto che alcuni hanno affermato che la Street Art è Banksy e viceversa. Egli ne incarna gli ideali più puri: come l’esigenza di rimanere anonimi e di realizzare le proprie opere nell’ambito dell’illegalità (con tutti i rischi ad essa connessi). Banksy, come abbiamo visto, incarna anche le contraddizioni dell’arte nata nelle strade. Opere popolari e fruibili gratuitamente entrano presto nel sistema dell’arte e raggiungono quotazioni economiche considerevoli, diventando lucrosi investimenti per quelle persone che le opere si proponevano di criticare e destabilizzare. L’artista, però, al di là della complessità del suo modo di essere e della ricezione pubblica che il suo talento ha avuto e continua ad avere, resta sempre fedele ai suoi ideali giovanili: ossia combattere i potenti e aiutare i meno fortunati. Così, ci sembra del tutto naturale che un artista che vende opere a peso d’oro, abbia potuto acquistare nel 2020 una motovedetta (la Louise Michel). Tale nave è stata poi effettivamente impegnata per il soccorso di migranti in mare. Attraverso la Michel egli inaugura una nuova tipologia d’arte: una performance dalle fondamentali implicazioni sociali, in quanto finalizzata esclusivamente ad aiutare gli individui più disperati del nostro villaggio globale. Banksy, per spiazzarci un’altra volta, ha annunciato così la notizia dell’acquisto: “Come tutte le persone di successo nel mondo dell’arte, ho acquistato uno yacht”. Ci lasciamo con questa sua citazione: “La nostra generazione pensa che sia cool fregarsene. Non è così. L’impegno è cool. Prendersi cura è cool. Rimanere fedeli è cool. Provateci”. Io vi ringrazio per avermi seguito fino a questo punto, vi invito a visitare il sito artika.it e ad iscrivervi alla nostra newsletter per rimanere aggiornati sulle nostre prossime iniziative.
