Al centro della scena, una gigantesca ciambella glassata troneggia sopra un furgone della polizia, scortato da una serie di motociclette come se si trattasse del convoglio presidenziale americano. Le uniche note di colore sono le luci lampeggianti rosse e blu dei mezzi e la glassa della ciambella, che cattura subito l’attenzione.
L’immagine è chiaramente una parodia, una critica diretta alle forze dell’ordine e, più in generale, alla società dei consumi. Negli Stati Uniti, il cliché del poliziotto goloso di ciambelle è ben noto, spesso ridicolizzato in film e serie TV. Banksy lo estremizza: qui gli agenti non sono impegnati a difendere i cittadini, ma a proteggere con zelo... una merendina.
Ma l’opera non si ferma all’ironia. La ciambella diventa un simbolo più ampio, una vera e propria icona del consumismo occidentale, venerata e difesa con la stessa solennità riservata ai leader politici. È un’accusa pungente: ciò che realmente viene tutelato non sono i diritti delle persone, ma gli interessi economici e l’apparato consumistico che li sostiene.
Un’altra interpretazione – più sottile ma non meno interessante – richiama il celebre discorso di John F. Kennedy a Berlino Ovest nel 1963, quando disse: “Ich bin ein Berliner”. Negli Stati Uniti, "Berliner" è anche il nome di un dolce molto simile a una ciambella. Da lì nacque una leggenda metropolitana secondo cui i berlinesi avrebbero riso, interpretando la frase come “Io sono una ciambella”. Anche se linguisticamente scorretta, questa curiosa ambiguità si è diffusa nel tempo, contribuendo all’alone simbolico della ciambella nella cultura americana.
Infine, c’è un dettaglio tecnico che aggiunge un ulteriore livello di lettura: la versione Donuts (Strawberry) è stata prodotta in 299 esemplari firmati. Un numero non casuale, che richiama il crollo finanziario della catena americana Krispy Kreme Doughnuts, costretta a chiudere proprio 299 negozi nel 2007. Per la distribuzione delle stampe, Banksy ideò un sistema democratico: un software selezionava casualmente i compratori, garantendo a tutti la stessa possibilità di acquistare l’opera a un prezzo equo. Una scelta coerente con il messaggio: criticare il mercato senza arrendersi alle sue regole.
