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Keith Haring, dopo una tradizionale formazione artistica, inizia attorno al 1980 a diffondere il proprio marchio artistico sui muri delle metropolitane, venendo spesso multato e in qualche caso temporaneamente trattenuto dalle autorità poliziesche. Le sue proverbiali figure stilizzate sono deliberatamente ispirate al mondo dei fumetti, primitive certo, ma al tempo stesso “pop”, facilmente apprezzabili da un vasto pubblico. Questo connubio tra diverse espressioni culturali e la sua innegabile originalità lo portano a divenire presto una star dell’underground newyorkese. Nelle metro le sue opere iniziano ad essere staccate e rivendute a peso d’oro. Questo fenomeno al limite della legalità lo proietta nel sistema dell’arte, che lo accoglie anche in virtù dell’amicizia professionale con Andy Warhol. Inizialmente Haring dipinge figure isolate, tratteggiate con rapidità nei sotterranei, ma presto le sue composizioni si infittiscono di figure e segni. Oltre l’opera, Haring intuisce le potenzialità del merchandising ed il mercato viene invasioni da infiniti gadget d’artista, commercializzati dal 1986 direttamente nel suo Pop-shop di New York. Suo ultimo capolavoro è il grande murale Tuttomondo, realizzato a Pisa nel 1989 su una parete della chiesa di Sant’Antonio. Il canto del cigno prima della prematura scomparsa a causa dell’Aids.

In mostra è esposto un gruppo di litografie firmate a mano dall'artista, facente parte del libro del 1983, edito in collaborazione con il gallerista Lucio Amelio. L’opera fu stampata da Amelio Editore in soli trecento esemplari, in occasione della mostra personale dell’artista presso la Galleria Lucio Amelio a Napoli.

Riportiamo le parole di Keith Haring pubblicate nei suoi Diari: “Questo, io credo, è il vantaggio di fare arte nel nostro tempo: quando ci rendiamo conto che siamo provvisori, guardiamo in faccia la nostra autodistruzione, conosciamo il nostro destino e dobbiamo affrontarlo. L’arte è l'unica risposta originaria sensata a una prospettiva di possibile distruzione”.