Mario Sironi, Madre con bambino
Dopo la Grande Guerra in tutta Europa si avverte la necessità di un riassetto formale delle arti che, controbilanciando le sperimentazioni avanguardiste, riabiliti le esigenze di equilibrio, di armonia e di leggibilità dell’opera. Questo tipo di inclinazione, fatta propria anche da Picasso, prende forma nell’espressione “ritorno all’ordine”. In Italia segni analoghi appaiono per la prima volta nella rivista Valori Plastici, portavoce della poetica dei fratelli de Chirico. Gli artisti più sensibili a tali istanze sono perlopiù ex avanguardisti che riprendono, pur senza rinnegare le sperimentazioni passate, un tipo di figurazione aderente alla realtà. A Milano, nei primi anni Venti, emerge il movimento novecentista, i cui membri intendono dar vita ad una sintesi delle esperienze moderniste nella forma di un naturalismo plastico. L’idea della fondazione del gruppo viene a Margherita Sarfatti e ad alcuni artisti che frequentano il suo vivace salotto letterario. Amica di Mussolini, con l’avvento al potere del Duce ottiene anche il suo appoggio politico. Il suo scopo non consiste nel fare del movimento un’appendice artistica dell’ideologia fascista, ma di trasformarlo nel portavoce artistico della nazione. A partire dagli anni Trenta, Sironi è il più radicale interprete di questa estetica, portandola ben oltre il perimetro della tela da cavalletto. Egli, in sinergia con Achille Funi, assume posizioni spesso oppositive al “realismo fascista”, allineandosi alla grande pittura monumentale che si sta sviluppando simultaneamente nelle Americhe e in Unione Sovietica. Nel 1933, firma il Manifesto della pittura murale, sancendo la nascita di un’arte che deve farsi pubblica, monumentale e sociale. Madre con bambino, l’opera qui esposta, testimonia in modo lampante la transizione verso lo spazio monumentale, presentandosi quasi come un cartone preparatorio o uno studio per un grande affresco pubblico. La composizione si sviluppa con un marcato andamento verticale; i contorni delle figure sono definiti da spessi e sintetici tratti neri che isolano i corpi come blocchi di pietra scolpiti. La figura materna perde ogni connotazione sentimentale o domestica per trasformarsi in una vera e propria colonna portante, una cariatide protettrice a cui si àncora la piccola figura del bambino. L’arte, per Sironi, deve uscire dai salotti privati per occupare i grandi spazi dell’architettura civile, parlando direttamente al popolo con un linguaggio solenne e pedagogico. Nonostante la vicinanza al fascismo, la sua opera emana una sensazione di drammatica cupezza ben distante dalla visione ottimistica e solare proposta dal regime.
