Giuseppe Pellizza da Volpedo, Le ciliegie
Il doppio carattere dell’opera d’arte, intesa come fatto sociale e prodotto autonomo dello spirito creativo, ha senza dubbio trovato il suo apice nel capolavoro di Pellizza da Volpedo, intitolato Il quarto stato, uno dei dipinti più politicamente impegnati della storia dell’arte.
Pellizza è un umanista, sempre attento alle condizioni degli ultimi della società.
L’opera in esame introduce lo spettatore in una dimensione rurale e profondamente autentica, segnando una tappa fondamentale nella produzione giovanile del maestro piemontese. Eseguita prima della sua svolta divisionista, la composizione evidenzia la sua adesione a un verismo schietto, attento alla dignità della vita quotidiana delle classi popolari e contadine.
La composizione mette in scena tre giovani figure in uno spazio domestico esterno. Sulla destra, una fanciulla, con gesti calmi e misurati, sorregge tra le mani un grande piatto colmo di ciliegie mature. Sulla sinistra, altri due volti giovanili emergono in secondo piano: una figura guarda con intensità la protagonista e, accanto, un’altra, con gli occhi socchiusi e il volto reclinato, appare interamente concentrata sul piatto di frutti.
Sullo sfondo, l’ambiente è reso con una straordinaria e rustica essenzialità: un lenzuolo bianco, steso ad asciugare su una corda, funge da luminosa quinta scenica alle spalle della fanciulla di profilo. La forza espressiva dell’opera risiede nella stesura del colore, caratterizzata da pennellate corpose, dense e strutturate.
All’interno del percorso espositivo, questa tela si distacca nettamente dalle idealizzazioni letterarie o dalle finzioni della ritrattistica mondana. Pellizza da Volpedo sceglie di non narrare un evento straordinario, ma eleva un frammento di vita contadina a momento di solenne e poetica armonia, restituendo un ritratto della donna lavoratrice colta nella sua più genuina e fiera semplicità quotidiana.
