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Carlo Carrà, Madre e figlia

Ci troviamo di fronte a una delle espressioni più intense e spirituali della piena maturità di Carlo Carrà. Il grande pittore piemontese ha vissuto una delle stagioni più esaltanti dell’arte moderna, legandosi inizialmente ai futuristi, avvicinandosi al linguaggio cubista conosciuto a Parigi ed infine sviluppando un sodalizio con Giorgio de Chirico nell’ambito della pittura metafisica. Nonostante la sua adesione alle varie avanguardie, a partire dagli anni Venti approda a un nuovo tipo di pittura che ricerca l’essenza primordiale delle cose, ispirandosi alla solennità monumentale dei maestri del Trecento e del Quattrocento, per tradurre la realtà in un mito senza tempo. Molti artisti stanno ricercando, nello stesso periodo, un più equilibrato rapporto tra visione intellettuale e dato oggettivo. Il rinnovamento stilistico passa, in parte, per la riabilitazione del passato: lo si è definito “ritorno all’ordine”. Si è trattato, in generale, di un tentativo di rinnovare il contatto fra l’uomo e le cose, al di là dell’ermetismo e dell’ideologia avanguardista.

L’opera affronta un tema universale e intimo: l’archetipo della maternità, sviscerato attraverso un silenzioso e struggente dialogo tra due donne di generazioni differenti.  Sulla sinistra, vediamo la figura monumentale della madre. Il suo volto, dai tratti sintetici e squadrati, evoca la ieraticità delle antiche sculture; lo sguardo è assorto, rivolto verso un punto indefinito oltre lo spazio pittorico. Sulla destra, la figlia è protesa verso il grembo materno. La bambina reclina la testa all’indietro e solleva lo sguardo, fissando il volto della madre in una muta richiesta di protezione e amore. Le mani delle due figure si sfiorano e si cercano, sigillando un legame indissolubile e sacro. L’ambiente stesso, definito in maniera astratta, sembra partecipare al raccoglimento della scena, immobilizzandosi in un’atmosfera sospesa e senza tempo.

All’interno del percorso espositivo, quest’opera acquisisce un valore cruciale: rifiutando ogni retorica o vuoto decorativismo, Carrà spoglia l’universo femminile da ogni contingenza sociale o di costume. Madre e figlia può essere vista come la celebrazione della dignità, della resilienza e della forza ancestrale della donna, custode degli affetti e della continuità della vita alle soglie dei drammi del secondo conflitto mondiale.