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Federico Zandomeneghi, Les deux glaces (Tra due specchi)

Il percorso espositivo ci porta ora a incontrare un artista veneziano dalla sensibilità unica: Federico Zandomeneghi. Come per molti altri artisti italiani che abbiamo già incontrato in mostra, la svolta decisiva della sua vita coincide con il trasferimento a Parigi. Qui, nel cuore di Montmartre, stringe profonde amicizie che gli valgono il celebre nomignolo di “Zandò”. Sebbene la Ville Lumière gli offra continui spunti per vedute e paesaggi, questi rimangono per lui temi occasionali: il vero fulcro della sua ricerca pittorica resta, indissolubilmente, la figura umana. Le sue figure dipinte rivelano una totale padronanza del linguaggio impressionista, reinterpretato però attraverso un filtro intimo e personale. In linea con le sperimentazioni d’oltralpe, “Zando” scopre anche la duttilità del pastello, un mezzo artistico che gli permette di ottenere vibrazioni di luce e colore formidabili, come dimostra splendidamente la tela intitolata Tra due specchi.

Il definitivo successo professionale dell’artista arriva nel 1893, grazie alla prima mostra personale organizzata a Parigi presso la galleria del mercante d’arte Paul Durand-Ruel. Colpito dal talento dell’artista, Durand-Ruel gli offre un contratto esclusivo: in cambio di una produzione costante incentrata sull’universo femminile, il mercante si impegna a pagare le modelle e ad affittargli un ampio e luminoso studio. Ha inizio così una produzione vastissima. Donne della borghesia e popolane riempiono un numero impressionante di tele; spesso si tratta di figure solitarie in primo piano, inserite in inquadrature dai tagli audaci che amplificano la sensazione di intimità.