Leonardo Dudreville, Senso
Con quest’opera travolgente, la mostra ci porta a incontrare una delle figure più libere e tormentate del primo Novecento italiano: Leonardo Dudreville. Nato a Venezia a fine Ottocento, egli incarna perfettamente la parabola dell’artista d’avanguardia in perenne ricerca, incapace di allinearsi a formule dogmatiche o a compromessi politici. La sua vita è stata un susseguirsi di febbrili passaggi stilistici: Dudreville è partito da matrici naturalistiche e divisioniste per poi sfiorare il Futurismo.
L’opera che vediamo è stata esposta per la prima volta all’Esposizione Nazionale Futurista del 1919 (dove ebbe modo di apprezzarla anche Gabriele D’Annunzio), e appartiene a questa cruciale stagione di sperimentazione, precedente al cambiamento stilistico che condurrà l’artista, negli anni Venti, a una radicale “conversione verso il vero” e alla temporanea adesione al gruppo Novecento di Margherita Sarfatti.
Dudreville, in questa tela unica nel suo genere, affronta il tema del nudo femminile come un’esplosione di energia psicofisica, traducendo in pittura la vertigine del desiderio, dell’erotismo e dell’abbandono dei sensi. La forza dirompente del dipinto risiede nel superamento di ogni rigido confine anatomico. Il corpo nudo della donna appare quasi fuso e inglobato in un vortice di onde cromatiche, di linee curve e di flussi di luce che evocano le sue giovanili reminiscenze divisioniste e le ricerche sulla scomposizione dinamica. I capelli biondi e lunghissimi si dipanano sulla destra come una cascata liquida e dorata. Il torso e il seno emergono con sensualità statuaria, ma perdono qualsiasi staticità classica: la carne e l’ambiente circostante diventano un’unica materia vibrante, tesa a visualizzare non un corpo oggettivo, ma uno stato d’animo o la percezione profonda della passione amorosa. Senso rappresenta un contrappunto perfetto alle icone borghesi e ai nudi tradizionali dell’Ottocento con una forma unica e avanguardistica che incarna tutti i valori del movimento e del turbinio dei corpi che il futurismo ha saputo mettere in pittura. Se Grosso ha introdotto una femminilità potente attraverso la sofisticata provocazione degli accessori moderni, Dudreville testimonia il passo decisivo verso la contemporaneità: il nudo femminile è liberato dalle convenzioni da salotto e trasformato in pura espressione d’avanguardia.
