Giovanni Boldini, Ritratto di giovane donna di profilo (Eleonora Duse)
Questo ritratto di Giovanni Boldini rappresenta uno dei capolavori della mostra. La critica ha identificato in questo volto magnetico di grande raffinatezza ed eleganza, Eleonora Duse, icona del teatro internazionale, tra le muse ispiratrici della letteratura dannunziana.
La tela presenta tutte le ragioni artistiche che hanno reso Boldini il ritrattista più conteso, ammirato e rivoluzionario della Belle Époque. L’artista ferrarese ha saputo scardinare completamente la rigidità e la staticità della posa accademica tradizionale per concentrarsi sulla cattura di un frammento temporale fuggevole.
La straordinaria tecnica pittorica di Boldini si manifesta qui in tutta la sua potenza, attraverso quelle caratteristiche pennellate lunghe, fluide e vibranti, spesso definite dalla critica come vere e proprie “sciabolate” di colore.
Nello spazio di questa tela, l’immagine femminile si distacca nettamente dallo stereotipo della bellezza convenzionale. Il soggetto sembra consapevole del proprio carisma intellettuale e seduttivo, ma al contempo è pervaso da una sottile fragilità psicologica. Boldini non si limita a descrivere l’eleganza di un abito d’alta moda o la grazia di un profilo aristocratico, ma, attraverso la materia pittorica, riesce a materializzare l’essenza stessa e l’anima inquieta di un’epoca. Eleonora Duse fu un’osservatrice attenta e appassionata della condizione femminile del suo tempo. Ben lontana dalla conquista di quei diritti che l’avrebbero resa uguale agli uomini, la donna italiana era vittima, citando le parole dell’attrice, di un “pregiudizio orientale” che la rendeva moralmente schiava, indirizzata al solo ruolo di madre. Alla donna sposata non era riconosciuta la libertà di amare e di essere compagna del proprio marito, alla donna nubile era negata la realizzazione di sé stessa lontana dal matrimonio. Il privilegio della Duse fu di vivere al di là di questi vincoli sociali. Si sposò con Tebaldo Marchetti, si separò e si legò in seguito ad Arrigo Boito e, poi, a D’Annunzio. Secondo l’attrice, per combattere la situazione di arretratezza culturale nella quale versava l’Italia era necessaria una rivoluzione nel campo dell’educazione delle donne così come degli uomini. Il suo impegno per la causa delle donne non si manifestò mai in lotta politica, ciononostante fu un punto di riferimento per molte donne, favorendo il percorso di autocoscienza e indipendenza intellettuale delle attrici italiane all’alba del Novecento.
