Francesco Hayez, Imelda de’ Lambertazzi
Francesco Hayez rappresenta una delle massime espressioni del Romanticismo pittorico italiano. L’opera qui esposta unisce la precisione della ricostruzione storica alla vibrante intensità emotiva dei personaggi, attingendo a una tragica cronaca medievale della Bologna del tredicesimo secolo.
La vicenda racconta l’amore impossibile e clandestino tra Imelda, appartenente alla nobile famiglia ghibellina dei Lambertazzi, e Bonifacio Geremei, esponente della fazione opposta dei guelfi. Una rivalità spietata che ricalca il mito shakespeariano di Romeo e Giulietta. La leggenda narra che Bonifacio, entrato segretamente nella dimora dell’amata, venne scoperto e pugnalato a morte dai fratelli di lei con un’arma avvelenata. Imelda, nel disperato tentativo di salvargli la vita, succhiò il veleno dalla ferita, morendo a sua volta avvelenata tra le braccia del giovane. Hayez non rappresenta il momento cruento del delitto. Bonifacio, avvolto nel suo mantello, stringe teneramente la mano di Imelda mentre tenta di persuaderla a fuggire con lui.
La figura di Imelda, seduta al centro della composizione, cattura l’attenzione emotiva dello spettatore. Il suo volto, incorniciato da scuri capelli lisci, sembra aprirsi in un’espressione di improvviso e lucido terrore. I suoi occhi sbarrati non guardano l’amante, ma si dirigono verso la destra della tela, sconvolti dal pericolo imminente. Proprio lì, dietro una pesante tenda di velluto verde, si intravedono nell’ombra i profili minacciosi dei fratelli, pronti a fare irruzione per consumare la vendetta.
Attraverso questa composizione calcolata, l’universo femminile ottocentesco si specchia nell’eroina medievale, trasformando la donna in un simbolo di passione, vittima sacrificale delle lacerazioni politiche e familiari del proprio tempo.
Hayez traghetta l’arte italiana dal Mito al Vero. Sviluppa uno stile che contiene l’idea romantica di una pittura interessata agli stati d’animo, considerando ogni aspetto del mondo esterno come specchio di quello interiore. Il pittore raccoglie l’eredità classica fondata sulla bellezza ideale, ma, seguendo lo spirito romantico, la spinge verso un nuovo bisogno conoscitivo, verso la conquista di verità essenzialmente umane e interiori.
