La mostra intitolata RITRATTI DI DONNA presenta oltre settanta dipinti originali provenienti da prestigiose collezioni private e istituzioni museali. L’esposizione, curata da Antonio D’Amico, è organizzata da ARTIKA, in collaborazione con il Museo Bagatti Valsecchi e il comune di Conegliano. Trenitalia è Official Carrier della mostra. Io sono Daniel Buso di ARTIKA e ti accompagnerò con la mia voce lungo tutto il percorso espositivo.
Per gran parte dell’Ottocento, la donna occupa nella pittura un posto centrale e insieme definito. È madre, sposa, musa o amante; appartiene alla casa, al salotto, alla vita mondana o all’immaginazione dell’artista. La bellezza ne costituisce il privilegio e, al tempo stesso, il limite. Verso la fine del secolo, però, questo modello comincia a incrinarsi. Accanto alla figura idealizzata emerge una donna più indipendente, seducente e talvolta inquietante, quella della femme fatale, capace di esercitare sullo sguardo maschile un potere sospeso fra desiderio e timore. Negli anni della Belle Époque questa trasformazione diventa più visibile. Teatri, caffè, grandi magazzini e luoghi della mondanità offrono nuove occasioni di incontro e di libertà, mentre la vita urbana acquista ritmi e forme inedite. Nelle opere di Giovanni Boldini, la donna attraversa questo mondo con eleganza e consapevolezza, partecipe di una modernità fatta di movimento, moda e vita sociale. Ma oltre i salotti esiste un’altra esperienza, meno appariscente e non meno significativa. Federico Zandomeneghi porta sulla tela giovani borghesi colte nei gesti del lavoro e della quotidianità. Nella naturalezza delle loro azioni si afferma un’idea del femminile che partecipa alla vita familiare ed economica. Il Novecento accelera questo cambiamento. Le guerre e i profondi mutamenti sociali spingono milioni di donne ad assumere responsabilità inedite. Il lavoro le conduce nelle fabbriche, negli uffici e nei servizi, rendendo stabile e visibile il loro ruolo nella vita pubblica. Anche il linguaggio della pittura si trasforma. La figura femminile perde la levigatezza ideale dell’Ottocento e acquista un corpo più concreto, talvolta severo. Nelle opere di Mario Sironi diventa una presenza carica di solitudine, fatica e dignità, ormai lontana dall’immagine di una bellezza concepita soltanto per essere contemplata. Le opere riunite in questa esposizione restituiscono l’intensità di questo percorso con straordinaria forza emotiva. Sono donne immaginate e desiderate, ma soprattutto donne reali che lottano, resistono e si emancipano. Osservarle oggi significa riconoscere, dietro ogni volto dipinto, il respiro del tempo che le ha plasmate, e scoprire come la donna smetta di essere soltanto il soggetto dello sguardo altrui per diventare finalmente autrice della propria storia.
