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Cagnaccio di San Pietro, Lilli con la bambola

Attraverso questo dipinto, realizzato da Natale Bentivoglio Scarpa, meglio noto con lo pseudonimo di Cagnaccio di San Pietro, la mostra si sofferma su una delle stagioni più affascinanti e originali del XX secolo in Italia: il Realismo Magico.

In totale contrasto con le scomposizioni e il dinamismo delle avanguardie o con la vaporosità ottocentesca, Cagnaccio propone un ritorno alla precisione del disegno e alla nitidezza formale, ereditate dalla grande tradizione quattrocentesca, calandole però in un’atmosfera sospesa, enigmatica e intrisa di un sottile senso di inquietudine.

L’opera ritrae una bambina, Lilli, seduta all'interno di una stanza, mentre stringe tra le braccia una bambola.

L’elemento che definisce lo stile unico di Cagnaccio è l’assoluta e tagliente lucidità della visione pittorica. Ogni dettaglio è descritto con una minuzia quasi iperrealista: la plasticità dei corpi, la levigatezza smaltata della pelle e la consistenza rigida dei tessuti eliminano qualsiasi effetto di morbidezza atmosferica. Sullo sfondo, oltre la struttura geometrica di una finestra protetta da un’inferriata, si apre una veduta esterna. La grata metallica agisce come una barriera visiva e concettuale, separando lo spazio protetto e intimo dell’infanzia dal mondo esterno.

Nonostante l’apparente realismo della scena, la tela emana una profonda e magica stranezza. La luce, fredda e cristallina, blocca il tempo e immobilizza i soggetti in un silenzio assoluto, quasi ipnotico. La bambola stessa, con il volto rivolto verso l’alto e gli occhi sbarrati, assume una fissità inquietante che dialoga con lo sguardo serio e concentrato della bambina. All’interno del percorso espositivo della mostra, quest’opera documenta una declinazione intima e potente del Novecento, in cui l’universo femminile viene indagato fin dalla sua infanzia, svelando la solitudine e il mistero che si nascondono dietro la facciata di un semplice gioco domestico.